Sanità, Italia ultima nel G7: più risorse non bastano senza controllo
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L’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL. Secondo i dati diffusi dalla Fondazione GIMBE, gli altri Paesi europei investono mediamente circa mille dollari in più per abitante.
È una notizia che dovrebbe preoccuparci, perché dietro le percentuali ci sono persone: pazienti in attesa, medici sotto pressione, infermieri, strutture, attrezzature e servizi che ogni giorno devono funzionare anche quando le risorse non bastano.
Ma il mio punto di vista è che il problema non sia soltanto quanto spendiamo. È anche quanto siamo capaci di controllare ciò che abbiamo già acquistato.
Più risorse sono indispensabili
Partiamo da un punto che non può essere aggirato: nessuna piattaforma digitale può sostituire personale, posti letto, competenze mediche o investimenti strutturali.
Pensare di risolvere il sottofinanziamento della sanità semplicemente introducendo nuove tecnologie sarebbe una scorciatoia comoda, ma falsa.
La sanità pubblica ha bisogno di maggiori risorse. Tuttavia, proprio perché quelle disponibili sono limitate, diventa ancora più importante sapere dove si trovano, come vengono utilizzate e quando devono essere sostituite.
Un dispositivo biomedicale non reperibile, un DPI scaduto, un’apparecchiatura con manutenzione non registrata o una fornitura ordinata due volte rappresentano costi invisibili. Presi singolarmente sembrano episodi marginali. Moltiplicati per reparti, ospedali e aziende sanitarie diventano un problema economico e operativo enorme.
Non possiamo gestire ciò che non sappiamo identificare
In molte organizzazioni sanitarie, una parte degli asset viene ancora gestita attraverso fogli di calcolo, registrazioni manuali, etichette non univoche e controlli effettuati a posteriori.
Il risultato è che, quando serve una risposta, bisogna ricostruire la storia dell’oggetto:
- Dove si trova?
- Chi lo ha utilizzato?
- Quando è stato controllato?
- È stato sanificato?
- La manutenzione è ancora valida?
- Deve essere reintegrato o sostituito?
Se per ottenere queste informazioni occorrono telefonate, verifiche manuali e ore di ricerca, il sistema non sta realmente controllando quell’asset. Sta cercando di ricordarlo.
La serializzazione è l’inizio del controllo
Serializzare significa assegnare a ogni oggetto un’identità digitale univoca.
Non si identifica soltanto una categoria generica di prodotto, ma quel preciso dispositivo, con la sua storia, le sue caratteristiche e gli eventi che lo riguardano.
Attraverso tecnologie come RFID, NFC, QR code e sistemi IoT, ogni asset può essere collegato a un record digitale contenente:
- dati identificativi;
- posizione e reparto di assegnazione;
- utilizzatore o responsabile;
- interventi di manutenzione;
- controlli e ispezioni;
- cicli di sanificazione;
- scadenze;
- movimentazioni e cambi di stato.
La serializzazione è la grammatica del controllo: senza un’identità univoca, i dati restano frammenti che non riescono a raccontare una storia affidabile.
Dal magazzino fino al letto del paziente
Un sistema di controllo efficace non deve limitarsi all’inventario iniziale.
La vera utilità nasce quando accompagna l’asset lungo tutto il suo ciclo di vita: ingresso nella struttura, assegnazione, utilizzo, trasferimento, manutenzione, sanificazione e dismissione.
Le tecnologie devono essere scelte in funzione del processo.
L’RFID UHF può rilevare automaticamente grandi quantità di oggetti durante il passaggio attraverso un varco o l’ingresso in un reparto. L’NFC permette invece di identificare con precisione un singolo dispositivo utilizzando anche uno smartphone. I sensori IoT possono aggiungere informazioni ambientali o di localizzazione.
Non esiste una tecnologia migliore in assoluto. Esiste quella corretta per il gesto che deve compiere l’operatore e per la decisione che il dato dovrà supportare.
Controllare non significa sorvegliare le persone
Quando parliamo di controllo, non parliamo di osservare il personale sanitario.
Parliamo di rendere verificabili oggetti, processi ed eventi, riducendo il tempo che medici, infermieri e tecnici devono dedicare alla ricerca di informazioni o alla compilazione manuale di documenti.
Un buon sistema tecnologico dovrebbe togliere lavoro inutile alle persone, non aggiungerne altro.
Se per registrare un evento servono molti passaggi, password o dispositivi difficili da utilizzare, quel controllo verrà rimandato. E un dato inserito dopo, basandosi sulla memoria, non ha lo stesso valore di un evento acquisito automaticamente nel momento in cui accade.
Il dato deve diventare una decisione
Raccogliere informazioni non basta.
Il valore nasce quando il sistema segnala una scadenza, individua un’anomalia, previene un acquisto duplicato, ricostruisce una responsabilità o permette di trovare immediatamente un dispositivo necessario.
Per questo una piattaforma di controllo deve collegare identificazione, serializzazione, tracciatura e analisi. Altrimenti rischia di diventare soltanto un archivio digitale più elegante del precedente foglio Excel.
Il mio punto di vista
Credo che chiedere maggiori investimenti nella sanità pubblica sia giusto e necessario. Ma credo anche che ogni nuova risorsa dovrebbe entrare in un sistema capace di seguirla e misurarne l’utilizzo.
Dobbiamo sapere non soltanto quanto acquistiamo, ma quanto utilizziamo davvero, quanto perdiamo, quanto resta fermo e quanto costa non avere l’informazione nel momento giusto.
Exteryo sviluppa sistemi di identificazione, serializzazione e controllo con questo obiettivo: dare agli oggetti un’identità digitale e trasformare gli eventi operativi in dati verificabili.
La tecnologia non cura un paziente. Ma può evitare che chi deve curarlo perda tempo cercando uno strumento, ricostruendo una manutenzione o compilando per l’ennesima volta informazioni che il sistema avrebbe potuto conoscere da solo.
In una sanità con poche risorse, anche questo significa prendersi cura delle persone.
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